|
|
|
|
Council On Hemispheric Affairs |
|
|
Monitoring
Political, Economic and Diplomatic Issues Affecting the Western Hemisphere |
|
|
Memorandum to the Press 04.100 |
|
Word Count: 1350
Il Consiglio Di AffariEmisferici
(Council on Hemispheric Affairs – COHA) fondato nel 1975 è un’organizzazione
indipendente di ricerche e informazioni senza profitto e senza linea politica.
È stata qualificata nell’aula del Senato degli Stati Uniti come, “una delle
organizzazioni di studiosi e politici più distinta del paese”.
Il Cile, meno di
quanto sembra
di Jessica
Leight, Consiglio Di AffariEmisferici (COHA) collega di ricerca
Il cosìdetto
“miracolo economico” cileno, creato da
un’alto livello di crescita economica, stabilità macroeconomica e lo sviluppo
esplosivo delle esportazioni, è generalmente considerato dai sostenitori
liberali come un capolavoro del modello economico di cui il Fondo Monetario
Internazionale (FMI) si vanta e che cerca di replicare in tutto il mondo. Nell’America Latina, dove un notevole
intervento statale è il leitmotiv
prevalente da decenni, il Cile si è distinto negli ultimi anni come un campione
del Washington Consensus (Consenso di
Washington) generalmente sgradito nel resto nell’emisfero. Per precisare, l’intervento cileno nei tre
programmi a cui si è iscritto nel corso di due decenni sembra una storia
classica del successo dei prestiti del FMI.
L’impegno di Santiago per quanto riguarda l’implementazione delle
disposizioni per aggiustamenti strutturali legati a tale finanziamento era
tanto risoluto quanto il suo accordo originale all’ordine del giorno del
FMI. Il Cile, alle degli anni’80 non fu
più sostenuto dall’FMI. ma continuò a seguire una via di forte crescita
economica senza dover mai rivolgersi al finanziamento del Fondo, anche quando
altri colossi della zona come il Brasile e l’Argentina si stavano arrendendo ai
colpi feroci delle recessioni di 1998 e 2001.
Dall’altro canto, non si puó dedurre che la partecipazione cilena nel FMI sia
un successo assoluto. Infatti se esaminiamo i programmi di aggiustamento creati
dal FMI e implementati in Cile dopo la crisi economica del 1982-3, troviamo
ch’è possibile criticare una politica che non aiutava l’economia a risolvere i
problemi ed anzi forse li rendeva più seri. La crisi del 1982 rappresentò per
il Cile una raccolta amara causata dalla ristrutturazione del paese da parte
dell’intransigente governo militare che afferrò il potere nel 1973. Eliminando Salvador Allende, il presidente
costituzionalmente eletto e, nello stesso tempo le istituzioni democratiche, il
governo di Pinoche aprì la porta ai neoliberalisti intransigenti “Chicago Boys.” Sotto la loro direzione le imprese statali
furono privatizzate a favore degli amici del governo ed a prezzo bassissimo –
spesso fisso; le regole economiche furono cancellate ed i conti commerciali
furono completamente liberalizzati. Il
risultato fu un debito estero enorme e la moneta sempre più sopravvalutata,
mentre la gotha del Cile godeva di un eccesso di importazione nutrita da debiti
di beni di consumo e speculazioni tempestive fra 1977 e 1982. Il processo fu facilitato dall’eccesso di
petrodollari e da questo si creò in quel periodo un’abbondanza di credito
estero a prezzo bassissimo.
Nel
1982-83, però, la sintesi di una crisi di credito internazionale, un forte calo
nel prezzo del rame (l’esportazione principale cilena) e il crollo completo
dell’instabile sistema bancario che sfuggiva completamente a qualsiasi
controllo, lanciarono il paese nella recessione più profonda del secolo. Per questa ragione il governo Pinochet, come
tanti altri governi latinoamericani che soffrivano una crisi di debito, si
rivolse ai prestiti FMI e accettò le sue dure esigenze. Queste esigenze inclusero la riduzione delle
spese del governo e una politica monetaria ancora più stretta che quasi
guarantirono il risultato di una profonda recessione. In quest’ambito fu l’enfasi sbagliata del FMI
sull’austerità fiscale strettissima che daneggiò di più l’economia cilena. È
ovvio che il FMI non apprezzava la sanità fondamentale dell’economia
cilena. Infatti, gli apparenti debiti
pubblici non furono causati da un sperpero comportamento da parte del governo,
ma piuttosto dai costi di transizione nascendo dalla privatizzazione del 1981
del sistema di previdenza sociale che lasciò il settore pubblico con l’obbligo
di pagare le pensioni attuali mentre la
maggior parte dei nuovi contributi furono diretti verso il settore
privato. In quest’ambito l’intervento
del FMI non fece altro che peggiorare una recessione già segnata da un’enorme
contrazione nel PIL e nei tassi di disoccupazione che superarono il 20 per
cento.
Allo stesso tempo, il Fondo insistette come requisito dei prestiti che Santiago
guarantisse il ripagamento del debito privato domestico; di questo credito il
Cile ebbe un forte bisogno per poter ridurre la pressione sulle sue riserve
valutarie. Perciò, in una mania di spendere miliardi di dollari, il governo si
mise a salvare le banche, le società private ed i maggiori gruppi economici che
prima del crollo godevano (e spesso approfittavano) un accesso privilegiato al
credito, sopratutto per quanto riguarda l’accesso a credito dominato dal
dollaro. È ovvio che i poveri rimasero
le vittime principali della recessione, soffrendo la disoccupazione e il
ristagno dello stipendio reale; queste condizioni continuarono anche dopo che
l’economia continuò di nuovo a crescere nel 1986.
D’altronde, i fattori più importanti per quanto riguarda sia il ristabilimento
dell’economia dopo la crisi e sia la crescita robusta di cui il Cile godeva
durante gli anni novanta, ci furono una serie di interventi statali, sopratutto
nella promozione dell’esportazione e dell’importazione. Anche nel controllo dei flussi del capitale a
breve termine per il ristabilimento dell’economia ci fu una serie di interventi
statali, sopratutto nella promozione dell’esportazione e nell’imposizione di
controlli dei flussi del capitale a breve termine; quelli interventi non furono d’accordo con l’orientazione
generale del Fondo, o, nel caso dei controlli del capitale non furono d’accordo
neanche con le raccomandazioni specifiche.
Perciò, nonostante le chiacchiere dei funzionari del FMI sul successo
dell’economia cilena – una valutazione che evidentamente ignorava gli alti
livelli di povertà e ad una distribuzione ingiusta dei redditi – si potrebbe
dire che il “miracolo cileno” accadde nonostante, e non a causa della
partecipazione cilena nei programmi del FMI.
TO READ THE ENTIRE TEXT OF THIS PRESS RELEASE, CLICK HERE
This analysis was
prepared by Jessica Leight, COHA Research Fellow.
COHA HOME PAGE
The Council on Hemispheric Affairs, founded in 1975, is an independent,
non-profit, non-partisan, tax-exempt research and information organization. It has
been described on the Senate floor as being “one of the nation’s most respected
bodies of scholars and policy makers.” For more information, please see our web
page at www.coha.org; or contact our
If you no longer wish to
receive our press releases, please send an email to coha@coha.org
titled UNSUBSCRIBE in the subject line.